The Dead Angle -by Manuel Ochsenreiter

The Dead Angle -by Manuel Ochsenreiter

http://manuelochsenreiter.com/blog/2013/7/31/the-dead-angle

The #Syrian_city of #Sednaya, center of Christian pilgrimage and where to the present day, both Muslim and Christian pilgrims come to commemorate the feast day of “Our Lady of Sednaya”, doesn´t appear very often in Western media; almost never. Sednaya is not sexy at all to western journalists. They don´t find there what they are looking for: No “rebels”, nobody complains about the “evil regime” in Damascus, people there talk about peace instead of war. The beautiful #old_monastery built on the rocks of the mountain looks from afar like a fortress. At the first glance Sednaya might be a theme for journalists of tourist magazines or #religious_media. But it is not. Sednaya is the dead angle of a #bloody_war.

When I visited Sednaya a couple of days ago I had my camera and my voice recorder with me. It was not a “touristic tour” at all. I spoke to the people of Sednaya who are at the same time full of hospitality but are hardened and embittered by their experiences of the war that shows its ugly face through shells, mortars, kidnappings, and killings. Sednaya is somehow a “besieged city” surrounded by nests of the so-called “rebels”. The road to Sednaya from Damascus is heavily guarded by the Syrian army. I went to Sednaya via that road with some good friends accompanied by armed escort to the city.

I spoke to those who never appear in western media because their stories do not fit to the storyline of war lies. I also spoke to the men who are insulted in Western media as “Shabiha” and “regime profiteers” because they risk their lives with a gun in their hand every day and every night at the city checkpoints to protect the civilians. They organize themselves in local committees to keep the war outside their city. I met a doctor who treats patients during the day and serves at a checkpoint after sunset with an AK-47 assault rifle. His comrade, a wiry and sun tanned elder man, showed me his scar on his chest from a heart operation, but insists to do his duty as a member of the citizen militia of Sednaya. One of the heads of the committee lost his automotive parts and accessories shop in a suburb of Damascus. Now he protects his city against the aggressors. With a smile on his face he told me that he will of course open his shop again when the war is over. Young men from Sednaya joined the committee to protect their neighborhood.

I met a man in the hospital of Sednaya who was attacked by terrorists while working in the field. His brother died. The attackers came with a motor cycle and opened fire on the two brothers. I spoke to man who was kidnapped by terrorists. His story was heartbreaking. He was for more than three weeks in the hands of a criminal gang that views itself as “armed opposition”, the friends of the West. He was kidnapped for a ransom, nothing else.

I was in the abandoned “Restaurant Paradise” of Sednaya that used to be full of life before the war. Now the walls are full of holes from attacks. “Rebels” were firing at the restaurant from the mountains. The traces of this war in the city itself are clearly visible. Sometimes a mortar falls in Sednaya. Sometimes it kills, sometimes the people are lucky and just a balcony is damaged. Even the old monastery was already attacked by those who claim they fight for “freedom and democracy”.

The war against Sednaya is somehow symbolic. It shows exactly the bloody border between barbarism and civilization. While old and young men defend their hometown full of unique cultural and historical wealth with guns, the West delivers modern arms to those who want to destroy all this. The West supports the barbarism in its fight against civilization and claims that this is for a “good cause”. Indeed, all these stories from the Syrian war are not sexy enough for the mainstream media. This is why Sednaya is in the dead angle.

Elena E Basta:
La città siriana di Sednaya, centro di pellegrinaggio cristiano e dove al giorno d’oggi, pellegrini sia musulmani che cristiani arrivano per commemorare il giorno festivo della “Donna di Sednaya”, non appare molto spesso sui media occidentali; praticamente mai. Sednaya non è attraente per i giornalisti occidentali. Del resto qui non trovano quello che cercano: non ci sono ribelli, nessuno si lagna del “regime demonizzato”di Damasco. La gente qua parla della pace invece della guerra. L’affascinante ed antico monastero costruito sulle roccie della montagna visto da lontano assomiglia ad una fortezza. Al primo sguardo Sednaya potrebbe essere un tema per giornalisti di una rivista turistica o di mete per religiosi. Ma non lo è. Sednaya è l’angolo morto di una guerra sanguinosa.
Quando visitai Sednaya un paio di giorni fà io avevo con me la mia mia fotocamera ed il mio registratore. Il mio non fu per fu per niente un tour turistico. Parlai con gli abitanti di Sednaya che sono allo stesso tempo molto ospitali e temprati dalle loro esperienze di guerra, che trapela in tutta la sua bruttezza da bossoli, mortai, rapimenti, violenze ed omicidi. Sednaya e’ in un certo senso una “citta’ sotto assedio” circondata da nugoli di cosiddetti “ribelli”. La strada per Sednaya da Damasco e’ controllata dall’esercito Siriano. Mi recai a Sednaya attraverso quella strada con alcuni buoni amici ed accompagnato da una scorta armata.
Ho parlato con coloro che non appaiono mai sui media occidentali perché le loro storie non si addicono alla “storyline” della guerra delle menzogne. Ho anche parlato con gli uomini che vengono insultati sui media occidentali come “Shabiha” e “speculatori di regime” perché rischiano la propria vita con un’arma fra le braccia ogni singolo giorno ed ogni singola notte. Ai checkpoint delle citta’ per proteggere i civili. Loro si organizzano autonomamente in comitati locali per mantenere la guerra fuori dai centri abitati. Ho incontrato un medico che They organize themselves in local committees to keep the war outside their city. I met a doctor who cura i propri pazienti durante il giorno e serve ai checkpoint dopo il tramonto con un AK-47 da assalto. Il suo compagno, un duro ed abbronzato anziano signore mi ha mostrato la la sua cicatrice sul petto, ricordo di un’operazione al cuore, ma insiste a prestare servizio come membro della milizia civile di Sednaya. Uno dei capi del comitato ha perso il suo negozio di ricambi auto che aveva nei sobborghi di Damasco. Ora protegge la sua citta’ contro gli aggressori. Con un sorriso sul viso mi ha detto che riaprira’ certamente il suo negozio di nuovo, quando la guerra’ sara’ finita. Giovani ragazzi di Sednaya si sono aggiunti al comitato per proteggere I loro vicini.
Ho incontrato un uomo all’ospedale di Sednaya che e’ stato attacccato dai terroristi mentre lavorava nel suo campo. Suo fratello e’ morto. Gli assassini erano arrivati su una motocicletta ed hanno iniziato a sparare sui due fratelli. Ho parlato con un uomo che fu rapito dai terroristi. La sua storia e’ stata straziante. E’ stato piu’ di tre settimane nelle mani di una banda criminale che si figura come “opposizione armata”, gli amici dell’occidente. Era stato rapito per riscatto, nulla di piu’.

Sono stato nel ristorante abbandonato “#Paradiso” della citta’ di Sednaya che era stato pieno di vita prima della guerra. Ora sui suoi muri e’ pieno di fori di proiettile, memori degli attacchi subiti. I “Ribelli” hanno sparato al ristorante dalle montagne circostanti.
Le tracce di questa Guerra sono chiaramente visibili in citta’. A volte cade un mortaio a Sednaya. A volte e’ mortale, a volte le persone sono fortunate danneggia solo un balcone. Persino il vecchio monastero e’ stato attaccato da coloro che si proclamano combattenti per “a liberta’ e la democrazia”.
La Guerra contro Sednaya e’ in un certo senso simbolica. Fa vedere esattamente il sanguinoso confine fra barbarie e civilizzazione. Mentre vecchi e giovani difendono la loro citta’ natale piena di valenza storica e culturale con le armi, l’Occidente manda altre armi, piu’ moderne, per distruggere tutto cio’. L’Occidente supporta le barbarie nella sua guerra contro la #civilta’ e proclama che lo fa per una “giusta causa”.
Ma tutti questi racconti di guerra Siriana non sono sufficientemente attraenti per i media di tendenza. Questo e’ il motivo perche’ Sednaya e’ nell’angolo della morte.

One of the best articles written by Manuel Ochsenreiter and translated by Elena E Basta

Advertisements

One thought on “The Dead Angle -by Manuel Ochsenreiter

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s